Scott Jurek vuole battere il record di ultramaratona su strada

May 31, 2010 by Admin · Leave a Comment
Filed under: Ultramaratone 

L’atleta vegan, Scott Jurek, ha dichiarato di voler battere il record americano delle 24 ore di maratona su strada.

Un bell’articolo pubblicato pochi giorni fa sul New York Times, racconta le imprese passate e i piani futuri di Scott Jurek, uno dei migliori ultramaratoneti del mondo, 36enne e vegan da molti anni.

Jurek afferma di voler battere il recorda americano di ultramatona su strada nelle 24 ore, che oggi è detenuto da Mark Godale ed è di 260 km. Il record del mondo è di 286 km, ed è detenuto dall’imbattitile Yiannis Kouros, un atleta greco che si è ormai ritirato dalle competizioni.

Questo tipo di competizione consiste nel correre in un anello di 1,4 km per 24 ore, e contare quanti km sono stati percorsi in totale dall’atleta impegnato in questa prova.

Il giornalista del New York Times che ha intervistato Jurek è rimasto piacevolmente sorpreso dal fatto che con un’alimentazione vegan Jurek abbia ottenuto finora risultati così lusinghieri nell’ultramaratona. Noi sappiamo invece che non c’è da meravigliarsi affatto, anzi! Il fatto che l’allenamento degli ultramaratoneti comprenda settimane di 220 km di marcia, o corse più facili di 60-65 km, o corse di 5 km su e giù per una collina, il tutto che culmina in gare di oltre 150 km, a volte attraversando deserti o terreni ghiacciati, non è affatto in contrasto con l’alimentazione vegan, ma, al contrario, come afferma e testimonia Jurek, un’alimentazione 100% vegetale è un bell’aiuto sia nell’allenamento che nelle gare.

Spiega Jurek, nell’articolo del NY Times: “Tutto sta nell’ingerire abbastanza calorie. La prima cosa di cui preoccuparsi non è tanto quello che mangi, ma quanto mangi. Devi dedicare del tempo ai pasti ed essere sicuro che le calorie totali siano sufficienti. E quando sei vegan, per aumentare le calorie nei momenti di maggior allenamento, basta semplicemente mangiare di più. La dieta vegan non è una dieta di eliminazione, ma di inclusione.”

Da giovanissimo Jurek seguiva la tipica dieta americana a base di “carne e patate”, ma all’università ha iniziato a mangiare meglio, rendendosi conto che molte malattie sono legate allo stile di vita, soprattutto all’alimentazione. Decise dunque di mangiare “cibo vero” e di alimentarsi, come afferma lui stesso “nel modo in cui le persone hanno sempre mangiato per migliaia di anni”.

Iniziò a mangiare sempre meno carne, e a eliminare poi ogni prodotto animale (latte, latticini, uova). “E’ semplicemente una barriera mentale”, sostiene Jurek, ben abituato a superare le barriere. Jurek ha bisogno di 5-8.000 calorie al giorno e la ricava da fonti vegetali. “E non è nemmeno difficile”, spiega. “Mi piace mangiare, e non mi devo preoccupare del peso. Mi serve solo una dieta ad alto contenuto di carboidrati con una quantità sufficiente di proteine e grassi.”

Le calore necessarie sono distribuite su 3 pasti principali. La colazione è la chiave di tutto: un frappé da 1000 calorie, con mandorle, banane, mirtilli, vaniglia, sale, olio, cocco disidratato, datteri, e a volte proteine di riso integrale. Di solito Scott fa colazione dopo il primo allenamento, a meno che non si tratti di una corsa più lunga (circa 7 ore, o 80 km).

Il pranzo e la cena sono a base di enormi insalate, cereali integrali, patate, patate dolci, legumi di vario genere oppure una combinazione di tofu e tempeh.

“Nessuna di queste cose è strana” spiega Scott. “Se si pensa a come eravamo abituati pochi secoli fa (in realtà pochi decenni fa, qui in Europa; NdT), la carne si mangiava solo in occasioni speciali, e la gente lavorava davvero sodo. Ricordate inoltre che quasi tutti i corridori su lunghe distanze diventano vegan quando corrono, perché non si riescono a digerire grassi e proteine molto bene”.

Dopo la prova del record sulle 24 ore, Jurek intende dedicarsi alla famosa – e durissima – ultra maratone del Monte Bianco, che si svolge appunto attorno al Monte Bianco su una distanza di poco più di 160 km. Il record è di poco più di 20 ore. Finora il suo migliore risultato è stato un diciottesimo posto, ma ora intende fare di meglio.

Va detto però che qui deve competere con un altro atleta vegetariano (o meglio, quasi vegano), l’italiano Marco Olmo, detto “il filosofo vegetariano”, che ha vinto questa corsa più di una volta (vedi Nuova vittoria del vegetariano Marco Olmo alla maratona del Monte Bianco – agosto 2007).

Insomma, gli ultramaratoneti vegan sono una vera forza della natura, perché la natura del nostro organismo richiede proprio cibo vegetale come “carburante” per funzionare bene.

Fonte:
The New York Times, Diet and Exercise to the Extremes, 13 maggio 2010

Manolo, il mago dell’arrampicata

Maurizio Zanolla (meglio conosciuto come Manolo) (Feltre, 16 febbraio 1958) è un alpinista e guida alpina italiano.

Manolo è considerato uno dei pionieri dell’ arrampicata libera in Italia ed è uno dei volti più conosciuti di questo sport a livello mondiale; è stato il primo italiano a superare l’VIII, il IX, il X e probabilmente anche l’XI grado (classificazione UIAA), sia in montagna che in falesia. Spesso ha compiuto delle arrampicate “free solo“, ovvero senza l’uso di corde o di altri sistemi di sicurezza, arrivando in falesia con questo stile fino al X grado.

Manolo ha iniziato ad arrampicare all’età di 17 anni ed il suo stile ha sempre privilegiato arrampicate su placche appoggiate o su muri verticali, piuttosto che su pareti strapiombanti.

La sua evoluzione tecnica passa attraverso l’utilizzo di appigli sempre più piccoli, equilibri molto precari su itinerari con protezioni spesso “psicologiche”, enfatizzando così l’arrampicata globale, non solo fisica quindi ma anche mentale. In montagna apre numerose vie nelle Pale di San Martino, con gradi e protezioni severi, inizialmente con stile tradizionale, utilizzando chiodi, dadi e fettucce per assicurazione (come per “Lucertola Schizofrenica”, grado VII+ in Totoga nel 1979 o “Supermatita”, VII+ sul Sass Maor nel 1980); arrivando ai giorni nostri, Manolo introduce l’uso di spit e fix su vie dai gradi elevatissimi (“Cani Morti” 8b+ nel 2004, “Solo per Vecchi Guerrieri” 8c/9a nel 2006).

In falesia raggiunge tra i primi al mondo gradi top, come per “Il Mattino dei Maghi” 7c+ nel 1981, storica via irripetuta nella falesia del Totoga; con “Ultimo Movimento” firma il primo 8b italiano nel 1986. L’8c arriva con la prima salita di “The Dream” in Val Noana nel 1991 e con “L’Arte di Salire in Alto” a Celva nel 2001, arrivando al 9a con il suo capolavoro, tuttora irripetuto, “Appigli Ridicoli” nella falesia del Baule, gradata prima 8b e poi 9a dopo la tappatura di due buchi artificiali avvenuta nel 2001.

Alla bella età di 50 anni, chiude “Bimbaluna” 9a/9a+ nella falesia svizzera di Saint Loup, dopo che nel 2006 ha salito “Bain de Sang” 8c+/9a, sempre a Saint Loup.

Schivo e non interessato ai record fini a se stessi, Manolo vive la sua passione per l’arrampicata in maniera molto personale e filosofica, si potrebbe dire romantica. Egli è stato e resta un grande arrampicatore, al punto di guadagnarsi il titolo di “Mago delle Dolomiti”.

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